AFFAIRE CATANZARO – I contratti a totale carico dei professionisti

15/10/2017

Sono un dirigente pubblico, che lavora da anni per la Pubblica Amministrazione e sono lusingato dalla promozione di immagine e dall'evidente progresso del mio curriculum professionale acquisiti nei tanti anni in cui ho offerto le mie prestazioni tecniche, nel mio caso alla Regione Siciliana, notoriamente regione meridionale affetta da un debito pubblico endemico, certamente superiore a quello della consorella calabrese.

Sono stato compensato (forse indebitamente) con un regolare stipendio mensile, ancorché bloccato da oltre dieci anni e flagellato da continui aumenti delle accise comunali, regionali, etc.

Purtroppo per me e la mia famiglia, certamente estranei al contesto europeo e marginali quali siamo, non ho potuto fruire delle altre utilità che il mio contratto virtualmente implicava e degli altri vantaggi economicamente apprezzabili anche se non direttamente finanziari potenzialmente derivanti dal contratto stesso, accontentandomi della invidiata tredicesima e, in un tempo ormai remoto, dei tanto vituperati e aboliti incentivi alla progettazione.

Sono perciò altamente interessato a partecipare ad un bando pubblico, ove ce ne fosse l'opportunità e l'occasione (che per altro caldeggio vivamente), per potere accedere alla funzione di Dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Catanzaro evidentemente a titolo gratuito, ovvero accettando un corrispettivo immateriale, che mi auguro non fraintenda le mie naturali inclinazioni, e che inciderebbe certo favorevolmente sul contenimento della spesa pubblica.

Altri potrebbe obiettare che la mia prestazione non sia professionale, ovvero che potrei essere foriero di qualche sponsorizzazione che la mia fisiognomica non agevolerebbe certamente, ma ritengo pacifico che il tecnico pubblico dipendente sia un professionista al pari di quello che esercita la libera professione e non possa non armonizzarsi al principio di concorrenza e libertà di mercato, come correttamente si è espresso recentemente il collega architetto dirigente del Comune di Catanzaro che, siamo sicuri, sarà pronto a confrontarsi nel rispetto dei principi di uguaglianza, parità di trattamento e non discriminazione con altri colleghi disponibili a lavorare per un euro (una tantum o mensile?).

Fuor di ironia, che la Suprema Corte decida in maniera innovativa ed evolutiva su principi che credevamo basilari del diritto è una prerogativa che non sta a noi contestare se non sommessamente; che un'amministrazione intenda risolvere con espedienti le carenze di risorse ormai endemiche può trovare una qualche motivazione, seppur solamente indiziaria, nel ruolo di organo politico di governo; ma che le medesime scelte fortemente decontestualizzate rispetto alla profonda crisi economica che affligge le professioni tecniche e che confliggono con l'essenza stessa del termine "professionista" (chi esercita una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria) siano abbracciate con forza da un collega par nostro, con tanta veemenza e convinzione da svilirne il ruolo e l'essenza, mi sembra veramente troppo!

È evidente, a questo punto, come il male peggiore della nostra professione (ingegneri e architetti per me pari sono) è la dicotomia insanabile, da cui evidentemente mi dissocio, che a volte alligna tra chi gode di un pur modesto stipendio, con tanto di indennità di posizione e di risultato (per non mancare di rispetto a ben più alti lignaggi), e l'universo mondo dei liberi professionisti, che annovera da una parte i grandi studi (più spesso le società di soli capitali) ben lieti di usufruire dei principi di concorrenzialità e libero mercato e che forse si giovano di benefici immateriali, e dall'altra la grande popolazione di studi professionali medi e piccoli fino a quelli dei giovani neo laureati, ben lungi dallo sponsorizzare questa o quella amministrazione per un semplice ritorno di immagine o che rifuggono dall'attingere ad altre utilità, pur di mantenere la dignità della professione e a volte anche solo la dignità di mantenere uno studio e una la famiglia.

Evidentemente quest'ultima espressione da libro Cuore rivela da parte mia un certo provincialismo e una sottile tendenza al corporativismo, in dispregio agli studi professionali onlus, oltre ad implicare un insanabile immotivato aumento di spesa pubblica, per cui verrò, al pari dei Presidenti dei Consigli Nazionali rispettivamente Ingegneri e Architetti, denunciato all'Antitrust e alla Corte dei Conti o direttamente deferito alla Corte di giustizia europea, e forse me lo sarò meritato; ma per carità non al Consiglio di Stato!

Giuseppe Maria Margiotta

 

Ordini provinciali della Sicilia

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